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La Madonna del miracolo

La Madonna della pietà

La Madonna della pietà

Il 25 marzo 1689, giorno dell’Annunciazione di Maria Vergine, improvvisamente un quadro rappresentante la Madonna della Pietà incominciò a versare lacrime vive dagli occhi.

Il quadro era stato comprato da Gio Batta Bargone a Genova dodici anni prima ed era sempre rimasto appeso nella sua casa di Capraia.

Prima che il Bargone, rimessosi a stento dallo stupore che lo aveva colto, avesse avuto il tempo di avvertire le competenti autorità, la notizia si sparse per il paese e iniziò nella casa del Bargone un via vai continuo di gente, di notte e di giorno, venuta per adorare il quadro della Madonna piangente. Quando i religiosi dell’isola, il Pievano, il Padre Predicatore e i frati del Convento dei Minori Osservanti, furono informati del fatto in delegazione si recarono alla casa del Bargone e poterono constatare, anche se qualche dubbio sussisteva, che la Madonna del quadro versava vere lacrime. Anche il Commissario Cattaneo Maria Bargagli, incuriosito da quanto gli era stato riferito, si recò alla casa del miracolo ed anche lui poté constatare la veridicità del fatto.

Il 29 marzo poi uno strano avvenimento venne fece crollare  gli ultimi dubbi.

Verso sera alcune donne si recarono a casa Bargone per vedere il miracolo e raccomandarsi alla Vergine: appena entrate, una di esse, che nel passato era stata vessata da spiriti maligni, si mise a dare in escandescenze, parlando con gli spiriti maligni e bestemmiando contro la «Sacratissima Effigie di Maria  Vergine»; ad un certo punto l’invasata, tra lo sguardo atterrito degli astanti, cadde a terra tramortita. Al suo risveglio, assistita dai frati del Convento, che erano presenti, la donna apparve completamente liberata dagli spiriti maligni.

Questo ultimo fatto valse a dissipare gli ultimi dubbi dei religiosi dell’isola e del Commissario.

Il Pievano decise di scrivere al Vescovo di Massa e Populonia, da cui dipendeva Capraia, per informarlo del fatto e chiedere lumi su quanto doveva fare e dove doveva essere conservato il quadro del miracolo.

Gio Batta Bargone, che faceva parte di una delle famiglie benestanti dell’isola, stava già pensando di costruire una cappella decente dove esporre il quadro del miracolo e scrisse a Genova per chiedere la protezione del Magistrato di Corsica.

Anche il Commissario riferì a Genova l’avvenimento e chiese istruzioni su come avrebbe dovuto comportarsi nel caso dovessero sorgere dispute tra il Pievano e il Bargone a seguito dell’attesa risposta del Vescovo.[1]

Non conosciamo la risposta del Vescovo, ma di questo miracolo e del quadro piangente non è rimasta traccia nella tradizione religiosa dell’isola.

 

Nella chiesa di Sant’Antonio in Capraia, l’altare della prima cappella a sinistra entrando, fu fatto erigere da Gio Batta Bargone.[2] L’altare è sormontato da un grande quadro in cui si possono ancora leggere in basso delle figure di donna che rivolgono il loro sguardo verso una cornice sorretta da due angeli posta in alto al centro. La cornice quasi sicuramente doveva contenere il quadro miracoloso. Ciò è confemato da un’epigrafe che si trova sul lato destro della cappella, che così recita: “D.O.M./ OB PIUS SINGULAREM IN VIRGINEM/ PIETATIS AMOREM IOANNES/ BAPTISTA BARGONUS Q. DOMINICI/ SACELLUM HOC EREXIT, ET/ ADORNAVIT ERE PROPIO/ FUNDITUS ANNO D.NI 1695/ MENSE AP.LIS”. La dedica fa chiaramente riferimento alla Madonna della Pietà, per la quale il Bargone mantenne una speciale devozione, anche se il miracolo non venne riconosciuto.

Chiesa di Sant’Antonio, cappella Bargone  (foto G. Santeusanio, 1997)

Chiesa di Sant’Antonio, cappella Bargone
(foto G. Santeusanio, 1997)

L’altare è attualmente in cattive condizioni e il quadro della Madonna della Pietà non è più al suo posto e per il momento non si sa dove sia finito, ma era ancora la suo posto quando Giuseppe Santeusanio prese la foto dell’altare nel 1997

Approfittiamo di questa breve nota, per invitare chiunque avesse notizie del quadro, qui riprodotto da una foto della Sovrintendenza di Pisa di diversi anni fa, di mettersi in contatto con la caserma dei Carabinieri di Capraia Isola (Tel.:0586905036 – Email:  stli246470@carabinieri.it) o con la Dott.ssa Maria Grazia Ristori della Sovrintendenza B.A.P.S.A.E. di Pisa (Email: mariagrazia.ristori@yahoo.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto Moresco                                                                  19 maggio 2014

[1]Archivio di Stato di Genova, Corsica, n. 613, lettera del Commissario di Capraia Cattaneo Maria Bargagli del 29 marzo 1689 e lettera di Gio Batta Bargone del 30 marzo 1689.

[2]A. Riparbelli, La chiesa di Sant’Antonio in Capraia Isola, Firenze 1977

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